CONCILIAZIONE IN SEDE SINDACALE

L’UNAL svolge stabile attività di conciliazione in sede sindacale in Roma e Provincia per parte dei Lavoratori (L. 533/1973) per il tramite di conciliatori accreditati presso la Direzione Territoriale del lavoro e della M.O. di Roma. Tale attività si rivolge ai lavoratori per garantire una pronta definizione delle controversie di lavoro. I relativi verbali di conciliazione vengono trasmessi alla D.P.L. di Roma per il successivo inoltro al Tribunale di Roma– sezione lavoro.

per contatti tel. 334.2557573

sabato 1 maggio 2021

Festa dei lavoratori

 

Le Segreterie del Sindacato UNAL augurano a tutto il comparto degli istituti e imprese di vigilanza privata e servizi fiduciari               BUON 1° MAGGIO

Nel rispetto delle lotte contrattuali delle manifestazioni e dei scioperi svolti affinché tale giorno rappresentasse ogni lavoratore, tentiamo insieme di sensibilizzare le nostre aziende al rinnovo del contratto nazionale.

Vi Invitiamo tutti ad inviare alla propria azienda le righe che vi evidenziamo sotto.

Mandate 1 e mail un messaggio come preferite e non pensate a quale sigla sindacale o ideologia appartenete. A questo punto solo l’unione porta un cambiamento.


1 Maggio 2021 Vogliamo il rinnovo del Contratto Nazionale del Lavoro con maggiori tutele ed adeguamento economico.

giovedì 29 aprile 2021

Questo è quanto avviene a Roma in questa azienda, dove l'Unal ha inviato la comunicazione sotto riportata

 Oggetto : Divisa “Acconto cauzionale divisa”.

Con la presente questa Segreteria del Sindacato UNAL vi chiede urgenti chiarimenti relativi alle vostre trattenute riportate nelle buste paga alla voce “Acconto cauzione divisa”. Con l’occasione vi riportiamo quanto previsto dal CCNL del settore in riferimento alla divisa ,Vi evidenziamo al titolo V –Rapporto di lavoro Art. 7 – Assunzione.

Vi evidenziamo al successivo riportato Titolo XI Art. 33 Rinvio alle norme generali del Contratto

Andremo a riportarvi la parte del CCNL dedicata alla Vigilanza Privata come previsto all’Art 33 del CCNL a Voi dedicato dove l’ Art. 119 - Divisa e d'equipaggiamento, del quale Vi riportiamo e Vi evidenziamo il contenuto.

In attesa di Vostri chiarimenti Vi esortiamo a distribuire Divisa ed equipaggiamento al Vostro personale ed a chiarirci con urgenza quanto richiesto.

TITOLO V - Rapporto di lavoro

Art. 7 – Assunzione L'assunzione dovrà risultare da atto scritto nel quale dovrà essere specificato:a) data di effettivo inizio della prestazione lavorativa;b) durata del periodo di prova;c) livello, qualifica, retribuzione CCNL applicato;d) località di lavoro; e) distribuzione settimanale dell'orario di lavoro.All'atto dell'assunzione il lavoratore è tenuto a presentare al datore di lavoro, i seguenti documenti:1) carta d'identità o documento equipollente;2) Titolo di studio (fotocopia autenticata);3) eventuale diploma o attestato di partecipazione a corsi di addestramento specifici frequentati;4) codice fiscale;5) certificato attestante l'assenza di carichi penali pendenti, casellario giudiziale con assenza di condanne per reati incompatibili con il requisito della buona condotta e con la particolarità dello svolgimento di mansioni nell'ambito dei servizi fiduciari, salvo la riabilitazione.Il lavoratore è tenuto a dichiarare, all'atto dell'assunzione, la presenza/assenza di contemporaneo ulteriore rapporto di lavoro in essere, la residenza ed il domicilio ed a notificarne i successivi mutamenti; egli ha altresì l'obbligo di consegnare, se capofamiglia, lo stato di famiglia ed ogni altro documento necessario per beneficiare degli assegni familiari. All'atto dell'assunzione, il datore di lavoro ha la facoltà di sottoporre il candidato a visita medica, di norma presso il medico delegato da Legge 81/2008 o Enti previsti dall'art. 5 della Legge 20 maggio 1970 n. 300, per accertarne l'idoneità psico-fisica al lavoro (anche utilizzando test attitudinali).Il datore di lavoro ha l'obbligo di denunciare i propri dipendenti ai competenti enti di assistenza e previdenza, secondo le vigenti norme di legge.Divisa (indumenti di lavoro).Qualora l'azienda fornisca al lavoratore indumenti di lavoro, questi ha l'obbligo d'indossarli e restituirli all'atto della risoluzione del rapporto di lavoro. Il lavoratore è tenuto in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro alla restituzione della divisa; in caso contrario il costo della divisa, nella nella misura predeterminata nella lettera d'assunzione, sarà posto a carico del lavoratore.

TITOLO XI - Rinvio alla parte generale

Art. 33 - Rinvio alle norme generali del Contratto Con esclusione della parte economica, esaustivamente definita in questa sezione, e della specifica normativa prevista per il personale addetto ai servizi fiduciari, allo stesso personale si applicano per il resto le norme della parte generale del Contratto, in quanto applicabili, anche con riferimento all'art. 128 del presente CCNL

Art. 119 - Divisa e d'equipaggiamento

La divisa e l'equipaggiamento saranno forniti nella loro completezza a spese del datore di lavoro.

In mancanza sarà corrisposto un rimborso spese vive da stabilirsi localmente. L'arma, nel rispetto della normativa vigente è considerata proprietà personale, indipendentemente dal rapporto di lavoro, ed è vietata espressamente qualsiasi forma di cessione o comodato tra le parti.

Si conviene, pertanto, che entro 180 giorni dalla sottoscrizione del presente CCNL, dovranno essere definite a livello territoriale o aziendale, ove non esistano già accordi in materia, modalità per consentire alle G.P.G. di nuova assunzione l'acquisto senza oneri immediati dell'arma stessa.


mercoledì 28 aprile 2021

Lavoro povero, così i contratti nazionali con paga oraria di pochi euro alimentano la concorrenza al ribasso. Anche negli appalti pubblici

I contratti nazionali che prevedono una paga oraria di pochi euro, sono stati firmati dagli stessi sindacati cui la maggioranza dei lavoratori è iscritta.

Vi siete mai chiesti perché molte aziende non vogliono "trattare" con sindacati come L'UNAL?.
Poi gli gli arriva l'accertamento ispettivo, e cambiano modo di pensarla nei confronti dei sindacati non firmatari. Si non firmatari di questi contratti nazionali che sono una vera vergogna che annientano la dignità dell'essere umano, con paghe che non si possono definire tali, io le definisco elemosine perché tali sono. Non si può vivere con 797 euro al mese lordi (livello F) ccnl fiduciari.
Che ci provassero i sigg. che hanno stipulato questi contratti, andate a leggere sulle copertine di questi, quali sigle sindacali sono citate e quelle sono state e sono la vostra rovina, cari lavoratori che oramai siete diventati grazie a loro, i nuovi poveri con il posto di lavoro.

Francesco Pellegrino Segretario Nazionale Unal
Lorenzo Guzzi Segretario Provinciale Unal Roma





Si può rinunciare alle ferie e farsele retribuire?

Iniziamo col dire che l'art.86 del CCNL stabilisce che "Le ferie sono irrinunciabili e nessuna indennità spetta al lavoratore nell'ipotesi che si presenti spontaneamente in servizio durante il turno di riposo annuale che gli spetta"

Inoltre segnaliamo che la legge 66/2003 all'art 10 sancisce: "il predetto periodo minimo di quattro settimane non può essere sostituito dalla relativa indennità per ferie non godute, salvo il caso di risoluzione del rapporto di lavoro"
In sintesi, le ferie possono essere retribuite solamente in caso di cessazione del rapporto di lavoro e non sono ammesse eccezioni.

E' ASSURDO

Che gli addetti ai servizi fiduciari che già, GRAZIE ai sindacati firmatari del contratto nazionale, percepiscono già uno stipendio che si può definire letteralmente da fame, si trovino a rivendicare stipendi arretrati e tredicesime, non pagati.

Se l'azienda cui abbiamo scritto questa mattina, entro 5 giorni non provvederà a regolarizzare la propria posizione verso i propri dipendenti, oltre che ha inoltrare gli esposti agli organi competenti, sarà oggetto di pubblicità negativa su questo sito.

Segreteria Unal 

martedì 13 aprile 2021

Assegno unico: ecco gli importi (in base all’Isee) e le sei misure che sostituirà

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La retribuzione della malattia per i dipendenti degli istituti di vigilanza privata.

 

INPS LOGOCosa succede alla nostra retribuzione se stiamo male e abbiamo bisogno di un periodo di riposo prescritto dal medico?
Il lavoratore ha diritto alla conservazione del posto di lavoro e della retribuzione, ma il medico curante o il medico specialista deve rilasciare un’idonea certificazione medica che attesti il suo stato di salute e che trasmetterà per via telematica all’INPS. 
La malattia è, quindi, un fenomeno patologico che rende il dipendente impossibilitato a lavorare e a prestare il servizio previsto dalla sua qualifica lavorativa. Il periodo di conservazione del posto in caso di malattia dipende dal CCNL. Il limite previsto dal Contratto Collettivo Nazionale per dipendenti da Istituti ed Imprese di Vigilanza Privata e Servizi Fiduciari, chiamato “comporto”, è fino a 240 (duecentoquaranta) giorni di malattia riferibile a più episodi morbosi, nell’arco dell’anno solare; fino a 300 (trecento) giorni di malattia, ancorché non continuativi, riferibili allo stesso episodio morboso, nell’arco di un anno solare, a condizione che l’imputabilità della malattia allo stesso episodio morboso sia certificata come tale prima che il lavoratore abbia totalizzato i 240 (duecentoquaranta) giorni di malattia di cui al precedente punto. Il lavoratore ha diritto ad un’indennità a carico INPS in caso di malattia, che non prevede l’onere contributivo. Oltre all’indennità prevista dall’INPS è prevista un’integrazione a carico dell’istituto di vigilanza. L’indennità a carico dell’INPS spetta dal 4° giorno di malattia. I primi 3 giorni di malattia non sono indennizzati dall’INPS, ma sono a carico dell’azienda e vengono definiti “di carenza”. L’indennità di malattia viene erogata per tutti i giorni coperti dal certificato medico e per un massimo di 180 giorni nell’anno solare. Per calcolare l’importo dell’indennità di malattia si utilizza come riferimento la retribuzione lorda ordinaria spettante. 
Per il calcolo dell’indennità occorre perciò ricavare la retribuzione ordinaria giornaliera e moltiplicarla per la percentuale prevista per la durata del periodo di malattia. La retribuzione ordinaria giornaliera è composta dalla retribuzione lorda ordinaria divisa per 26 giorni; ad esempio, ipotizziamo un periodo di malattia dal 1 al 15 agosto per un lavoratore con un con sistema 5+1 applicato e una retribuzione mensile di 1.300 €. Se la retribuzione lorda mensile è pari a 1.300 €, la media si calcolerà 1.300/26, sarà, quindi, di 50 €.
Per i dipendenti da istituti di vigilanza non rientrano nel calcolo i ratei di tredicesima e quattordicesima mensilità che saranno retribuiti regolarmente, nei mesi previsti, dal datore di lavoro. La retribuzione giornaliera va poi moltiplicata per una serie di quote percentuali diverse a seconda della durata dell’assenza.
Per i dipendenti da istituti di vigilanza privata è del 50% per le giornate indennizzabili comprese tra il 4° e il 20° giorno di malattia e del 66,66% dal 21° al 180° giorno. Riprendendo l’ esempio del caso precedente con una retribuzione giornaliera di 50 €, consideriamo un numero di giorni di malattia pari a 15 dove le giornate lavorative indennizzabili sono però 10 perché le prime 3 non sono indennizzate dall’INPS e 2 giornate cadono nel giorno di riposo, il calcolo sarà: (50€x50%)x10= 250€. Le giornate indennizzabili sono solo le giornate lavorative e non sono indennizzabili le giornate di riposo. Sull’indennità di malattia corrisposta al lavoratore dall’INPS non sono dovuti i contributi, in quanto sono riconosciuti figurativamente. Per calcolare l’eventuale integrazione dell’indennità da parte dell’azienda, il datore di lavoro deve dunque procedere, nell’integrare l’indennità corrisposta dall’INPS, alla lordizzazione. La lordizzazione non è altro che la maggiorazione dei contributi figurativi che riconoscerà l’INPS. Il calcolo della lordizzazione viene effettuato in base all’importo che normalmente avrebbe percepito il lavoratore, l’aliquota contributiva (9,19 o 9,49%) e l’indennità di malattia. Il calcolo si effettua sull’indennità della quota INPS non lordizzata, quindi nell’esempio precedente la quota che abbiamo calcolato sul 50%. Questa cifra viene moltiplicata per 100 divisa poi per 100 meno l’aliquota dei contribuenti(250€ x 100)/(100-9.49)= 276,21. In maniera più semplice, si può calcolare moltiplicando il valore non lordizzato per il coefficiente di lordizzazione. Il coefficiente di lordizzazione è pari a :1,1012, se l’aliquota contributiva a carico del lavoratore è pari al 9,19%: l’operazione per trovare il coefficiente è, difatti 100/(100-9,19);1,1048502, se l’aliquota contributiva a carico del lavoratore ammonta al 9,49%: l’operazione per trovare il coefficiente è, difatti 100/(100-9,49). L’eventuale integrazione a carico dell’azienda viene calcolata come differenza fra quanto spetterebbe al lavoratore per quei giorni e l’indennità INPS lordizzata. In base al nostro CCNL, il datore di lavoro deve integrare l’indennità INPS fino al 100% della retribuzione ordinaria e si calcola come segue:
importo a favore del lavoratore durante lo svolgimento della normale attività, meno indennità erogata dall’INPS per il coefficiente di lordizzazione. Nel caso, ad esempio, dovremmo calcolare in base ai giorni di indennità quale percentuale considerare. Per i primi 3 giorni sarà del 100% a carico dell’azienda, perché non coperto da INPS, e verrà retribuita in cedolino paga come “Carenza”. Gli altri 10 giorni dovranno raggiungere il 100% (50% INPS e 50% azienda) e verranno retribuiti in cedolino come “Malattia INPS” e “Malattia ditta” o “Integrazione malattia“.
L’integrazione spettante all’azienda viene calcolata come la sottrazione tra la retribuzione spettante e la cifra INPS lordizzata: 500€-276,21= 223,79€ che è la cifra a carico dell’azienda. Di conseguenza, i primi 3 giorni vengono indennizzati completamente dall’azienda, dal 4° al 20° giorno verrà indennizzato al 100% di cui 50% dall’INPS e il restante dall’azienda, dal 21° al 180° viene indennizzato al 100% di cui 66,6% dall’INPS e il restante dall’azienda.
Dal 180° giorno al raggiungimento del comporto, non spetterà nessuna retribuzione.
L’indennità di malattia a carico dell’INPS non concorre alla base imponibile per il calcolo contributivo. Nell’ipotesi che l’INPS, per qualsiasi motivo, non riconosca la malattia nulla di quanto descritto è dovuto dal datore di lavoro.